Brasile 2014: Il Top 11 e i protagonisti
A quasi due giorni dalla finale di Rio, è tempo di bilanci.
Al termine di un Mondiale entusiasmante che ci ha regalato sfide tiratissime, tanti gol, calci di rigore, reti in extremis e (ahi noi) tante amarezze per quanto riguarda la nostra Nazionale, abbiamo deciso di stilare una lista con quelli che sono stati i 50 giocatori che, secondo noi, più si sono distinti in questo mese di gare. Andiamo a vedere i selezionati, ruolo per ruolo.
Tra i pali non si può prescindere da Manuel Neuer (GER), attualmente il numero uno al mondo tra i portieri ed uno dei migliori giocatori in assoluto della rassegna: grandi parate, riflessi pronti, scelte intelligenti e pratiche, tranquillità e bravura coi piedi le sue caratteristiche mostrate anche in Brasile. Citazione d'obbligo per due portieri sudamericani: Keylor Navas (CRC), portiere del Levante, è in costante ascesa, mentre Guillermo Ochoa (MEX) rappresenta una delle favole più belle del Mondiale in quanto, svincolandosi dall'Ajaccio a giugno, è arrivato in Brasile senza contratto. Dopo le grandi prestazioni col Messico, per lui ci sono le sirene di grandi club europei.
Apriamo la rassegna dei difensori con altri due Campioni del Mondo: Mats Hummels (GER), dopo una stagione travagliata anche per qualche problemino fisico di troppo, si è ripresentato sui suoi altissimi livelli, guidando la difesa tedesca con autorità e segnando anche due reti, una nel girone ed una pesantissima (alla Francia) nei quarti. Philipp Lahm (GER) ha avuto l'onore di sollevare la Coppa da capitano, una soddisfazione meritata per un calciatore dalla carriera luminosa e vissuta sempre al vertice, Mondiale brasiliano incluso. Partito da centrale di centrocampo come da "guardioliana intuizione", è tornato a giostrare alla grande da terzino dopo le modifiche operate da Löw.
Fra i migliori prima della disfatta contro i tedeschi anche Thiago Silva (BRA), vero punto di riferimento della difesa carioca venuto a mancare proprio contro la Germania. Era stato lui a turare tutte le falle di una difesa verdeoro tutt'altro che ermetica. Senza di lui, il disastro più assoluto. Anche per lui una rete pesante nei quarti, contro la Colombia. Impossibile non citare il sontuoso Ron Vlaar (NED), ammirato al centro della difesa a tre voluta da Van Gaal per la sua Olanda: il centrale dell'Aston Villa ha giocato un grande torneo, eccellendo contro l'Argentina francobollando Messi. Grandi prestazioni le ha fornite anche Ezequiel Garay (ARG), ormai universalmente riconosciuto come uno dei migliori centrali al mondo, appena passato allo Zenit San Pietroburgo. Ancora Argentina per sottolineare anche le buone partite disputate da un solido ed esperto Pablo Zabaleta (ARG), terzino destro del Manchester City.
Chiudiamo la carrellata dei difensori citando il gran ballo finale di Mario Yepes (COL), ancora imperioso a 38 anni, Giancarlo Gonzalez (CRC), insuperabile perno centrale della sorpresa Costa Rica, Diego Godin (URU), solidissimo centrale dell'Atletico Madrid, nonché killer dell'Italia e sosia di Dainelli, Marcos Rojo (ARG), emergente difensore mancino impiegabile sia al centro della difesa che sulla fascia sinistra dove l'abbiamo visto nel torneo e chiudendo con il sorprendente Matt Besler (USA) che ha stupito per piazzamento e solidità nella difesa a stelle e strisce.
In mediana, il pensiero va subito ai neo campioni Sami Khedira e Bastian Schweinsteiger (GER) che hanno guidato il centrocampo della "Mannschaft" con personalità, tecnica, cuore e dinamismo, giocando un Mondiale eccellente. Pochi metri davanti a loro, ottime prestazioni anche da parte di Toni Kroos (GER) che paga comunque la finale anonima contro l'Argentina. Ha impressionato il ritorno a livelli eccellenti di Javier Mascherano (ARG), apparso forse il miglior Mascherano di sempre: cuore, corsa, tackle, personalità e anche una maggiore lucidità rispetto all'impulsivo polmone del passato.
Fra i giovani emergenti, va citato Paul Pogba (FRA), sempre in campo coi "galletti" ed autore della rete che ha sbloccato la paludosa gara contro la Nigeria degli ottavi e Marco Verratti (ITA), unico rappresentante degli azzurri in questo folto gruppo, messosi in luce per tecnica e personalità nonostante l'eliminazione nel girone per l'Italia. Il paragone con altri compagni di reparto è stato impietoso. Per gli altri. Ottima figura anche per una coppia di centrocampisti messicani: soprattutto Hector Herrera (MEX) del Porto si è dimostrato elemento moderno, in grado di fare un po' di tutto, in alcuni casi ha proprio rubato l'occhio. Meno esplosivo (ma più eclettico) il mancino del Valencia Andrés Guardado (MEX) che col club gioca su tutta la fascia sinistra, mentre in Nazionale ha giocato spesso al centro ed in posizione più avanzata.
Fra le rivelazioni, scelgo Gary Medel (CHI), mediano tuttocorsa del Cardiff in procinto di passare all'Inter, Yeltsin Tejeda (CRC), centrocampista dai polmoni infiniti e dall'indomita volontà e Jermaine Jones (USA), svincolatosi dal Besiktas che ha infilato anche un gol da cineteca contro il Portogallo. Conferme per Nigel De Jong (NED) e per Enzo Perez (ARG) dopo le positive stagioni coi loro club. Un po' centrocampista, un po' attaccante, citazione a parte per Angel Di Maria (ARG), il cui infortunio è stato considerato da Sabella e da tutti i connazionali come una vera e propria iattura. Un solo gol per lui, ma diverse buone prestazioni ed un'arma pericolosa che i sudamericani non hanno potuto utilizzare in finale.
Come prevedibile, la batteria di giocatori più imponente è quella degli attaccanti. Ce n'è per tutti i gusti: centravanti, ali vere e proprie, trequartisti e giocatori che sulla trequarti possono fare di tutto, dalle fasce fino al centro del campo alle spalle della prima punta.
E' questo il caso di James Rodriguez (COL), fenomenale classe '91 che il Real Madrid in questi giorni sta trattando con il Monaco a suon di decine di milioni. Sei gol per lui (alcuni eccezionali) che ne fanno il cannoniere della rassegna e lo lanciano nell'olimpo dei 10 calciatori attualmente più forti del mondo. Sulla trequarti bene anche Wesley Sneijder (NED) che con la sua tecnica e con anche un po' più sacrificio del solito ha dato una grande mano ad Arjen Robben (NED) a fare la differenza con la maglia orange. A proposito dell'ala calva del Bayern, questo Mondiale è arrivato a suggellare il momento migliore della sua carriera: mai Arjen è stato così continuo e così decisivo come lo è da uno-due anni a questa parte: maturazione completata a 30 anni.
Per quanto riguarda gli attaccanti esterni, citazione per il funambolo Juan Cuadrado (COL) che ci diverte ogni settimana con la Fiorentina, per Bryan Ruiz (CRC), autore di pennellate d'autore e gol pesanti, per Ivan Perisic (CRO), positivo nonostante l'eliminazione dei biancorossi, per Antoine Griezmann (FRA), un mio personale pallino che finalmente sta emergendo a grandi livelli, per Xherdan Shaqiri (SUI), unico giocatore (unitamente a Thomas Müller) in grado di siglare una tripletta nella manifestazione e per Dries Mertens (BEL), il giocatore che ha dato la scossa ad un Belgio che ha approcciato male a livello di atteggiamento le gare del girone, facendo la differenza. Bene anche Sofiane Feghouli (ALG) e André Ayew (GHA), fra i migliori di due nazionali che si sono ben disimpegnate nonostante pronostici avversi.
Nell'universo delle prime e seconde punte, scegliamo di aprire con Miroslav Klose (GER): le due reti realizzate in Brasile lo proiettano nell'olimpo come primo cannoniere storico dei Mondiali con 16 reti totali, sufficienti a lasciarsi il grande Ronaldo alle spalle. Che record! Grandi prestazioni fino all'infortunio contro la Colombia anche per Neymar (BRA) che non stava assolutamente patendo l'etichetta di protagonista designato, anzi, stava trascinando il Brasile oltre i propri limiti a suon di gol. Etichetta di protagonista e perenne confronto con Maradona che alla lunga hanno giocato un brutto scherzo a Lionel Messi (ARG), scatenato nella fase a gironi con gol belli e decisivi, ma smarritosi nella fase finale, quando l'Argentina più aveva bisogno di aggrapparsi al suo talento. Molto bene anche Karim Benzema (FRA) che ha trascinato finché ha potuto la Francia non solo con le reti, ma anche con buone prestazioni dal punto di vista del gioco e Alexis Sanchez (CHI), fresco di passaggio all'Arsenal, parso a tratti addirittura incontenibile. Per loro tre e due reti ed un grande peso specifico nell'economia delle proprie squadre.
Altri tre sono gli uomini d'attacco tedeschi meritevoli di una citazione oltre all'eterno Klose: sono Thomas Müller (GER), vicecannoniere alle spalle di Rodriguez e polivalente uomo d'attacco di livello mondiale per Bayern Monaco e Germania, André Schürrle (GER), miglior "dodicesimo" dell'intero mondiale con tre reti e l'assist che regala la quarta coppa alla Germania e per finire quel Mario Götze (GER), dotatissimo talento che stava disputando un Mondiale sottotono, ma ha fatto uno di quei gol che segnano la carriera non solo di un calciatore, ma di un intero movimento calcistico. Gol fra l'altro di pregevolissima fattura che gli vale la nomination.
Chiudo con tre belle sorprese rappresentate da Tim Cahill (AUS) che ha retto l'attacco dell'Australia da solo, realizzando un gol alla Van Basten modello Euro '88 proprio contro l'Olanda, dal 24enne Enner Valencia (ECU) che con le sue tre reti ha fatto sognare la qualificazione all'Ecuador e da Islam Slimani (ALG) dello Sporting Lisbona: per lui due reti e due premi come Fifa Man of the Match.
Dallo squadrone dei 50, assortito e validissimo, abbiamo ricavato l'undici tipo del Mondiale e la rosa ipotetica di 24. Queste le nostre scelte:
Brazil 2014 World XI (4-2-3-1): Neuer; Lahm, Hummels, Garay, Rojo; Mascherano, Schweinsteiger; Robben, Rodriguez, Müller; Neymar. All.: Löw (GER).
A disposizione: Ochoa, Zabaleta, Thiago Silva, Vlaar, Herrera, Khedira, Kroos, Cuadrado, Di Maria, Ruiz, Messi, Schürrle, Sanchez.
In assoluto, il podio del Mondiale lo assegniamo (senza gradini) a tre calciatori che hanno disputato un torneo strepitoso: Thomas Müller, Arjen Robben e James Rodriguez.
Chiusura con i gol più belli del Mondiale, ne abbiamo scelti cinque:
1) Tim Cahill in Australia-Olanda 2-3: sinistro al volo alla Van Basten su lancio delle retrovie. Pallone sulla traversa e quindi in rete.
2) James Rodriguez in Colombia-Uruguay 2-1: riceve, stop e tiro in volée con palla che non tocca terra e bacia la traversa prima di entrare.
3) Robin Van Persie in Spagna-Olanda 1-5: volo d'angelo e palombella di testa a scavalcare Casillas.
4) James Rodriguez in Giappone-Colombia 1-4: finte, controfinte e scavetto delizioso a beffare il portiere nipponico.
5) Xherdan Shaqiri in Honduras-Svizzera 0-3: classico rientro da destra con missile a giro forte e preciso scagliato nel sette.