Quel giorno di pioggia

La maglia del ricordo

Da “quel giorno di pioggia” sono passati 75 anni. I granata di Juric, in occasione della partita di ieri contro il Bologna, sono scesi in campo con una speciale maglia Joma che celebrava gli anni passati dal tragico incidente aereo della strage di Superga. I rossoblu hanno deposto una corona di fiori sul luogo della strage, perché al di là della fede calcistica, c’è molto altro. Nella giornata di oggi, con la presenza di autorità come il Presidente del Torino Urbano Cairo ed il sindaco del capoluogo piemontese Stefano Lo Russo, era in programma come ogni anno la commemorazione al cimitero monumentale, poi proseguita con l’inaugurazione di un parco dedicato a Valentino Mazzola finendo con la messa nella Basilica di Superga con la presenza di tutta la squadra granata e la lettura dei 31 nomi delle vittime da parte del difensore Alessandro Buongiorno che proprio ieri, guarda il destino, al minuto 31’ ha fatto gol.

Il 4 maggio 1949 alle ore 17.03 l’aereo con a bordo la squadra del Grande Torino si schianta contro la basilica di Superga dove morirono i giocatori dell’intera squadra: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Ėmile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto,Roger Revelli Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Romualdo Maroso, Danilo Martelli, Valentini Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Július Shubert. Tra le vittime anche i dirigenti Egidio Agnisetta, Ippolito Civalleri, Andrea Bonaiuti, gli allenatori Egri Erbstein,Leslie Lievesley, Ottavio Cortina, i membri dell’equipaggio Pierluigi Meroni, Casare Bianciardi, Celeste D’ Incà, Antonio Pangrazzi. Tra le vittime anche tre giornalisti tra cui il fondatore di Tuttosport Renato Casalbore, Renato Tosatti della Gazzetta del Popolo e Luigi Crivellaro de La Nuova Stampa.

Si ipotizza che l’incidente fu causato dal forte vento a causa del quale l’aereo, di ritorno dalla trasferta amichevole, subì una deriva, allineandosi disgraziatamente con le colline di Superga, non riuscendo ad evitare l’impatto. Il Grande Torino, squadra degli “Invincibili”, vinse 5 scudetti consecutivi dalla stagione del 1942 a quella del 1949 e costituiva quasi tutta la nazionale italiana. L’ ultima partita giocata fu proprio il giorno prima della strage allo stadio nazionale di Jamor di Lisbona, un’amichevole contro il Benfica cui ricavato sarebbe stato donato al capitano lusitano, Francisco Ferreira, in difficoltà economiche. Il Torino perse 4-3 con i gol segnati da Ossola, Bongiorni e Menti. Destino vuole che non furono convocati Sauro Toma’ per infortunio, il portiere Renato Gandolfi e Luigi Giuliano, giocatore della Primavera così come il presidente Ferruccio Novo a casa per una brutta influenza.

Il campionato non era finito ed il calcio non si è fermato nemmeno di fronte a questa tragedia ed il Toro continuò a vivere tristemente con lo schieramento della formazione giovanile: divenne campione d’ Italia conquistando il sesto titolo, il quinto consecutivo. Alzerà la coppa solo 27 anni dopo, nel 1976. I funerali si svolsero il 6 maggio presso il Duomo di Torino, si contarono circa 600 000 persone per le strade, le stesse riempite proprio in questi giorni per la partenza del Giro d’Italia. L’anno seguente, a causa dello shock psicologico conseguente al disastro, la Nazionale italiana scelse di utilizzare la nave per raggiungere il Brasile dove si sarebbero disputati i Mondiali, sopportando un viaggio di due settimane piuttosto che riprendere un aereo.

Tra la storia del calcio, la strage di Superga e l’eco trionfale che il Grande Torino ha lasciato sono tra le cose da non dimenticare mai.

Alice Previtali

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