L'intervista esclusiva a Roberto Beccantini - I AM CALCIO ITALIA

L'intervista esclusiva a Roberto Beccantini

Il noto giornalista bolognese
Il noto giornalista bolognese
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Abbiamo realizzato un'intervista a 360 gradi a Roberto Beccantini, un giornalista che non ha bisogno di alcun tipo di presentazione. Solo per i più distratti, ricordiamo la direzione della redazione sportiva del quotidiano "La Stampa", la storica collaborazione col "Guerin Sportivo", il ruolo di giurato italiano per il "Pallone d'Oro" di France Football. E' stato presidente della giuria del "Premio giornalistico Piero Dardanello", di cui rimane presidente onorario. Ha collaborato, fra gli altri, con Gazzetta dello SportTuttosport e Il Fatto Quotidiano, oltre ad aver preso parte a programmi televisivi Rai e Mediaset. E' fra i più stimati professionisti della penna, un modello per molti, compreso per chi scrive questo articolo.

Buongiorno Roberto, è un piacere ritrovarti.

"Grazie, anche da parte mia".

Cominciamo dal "bello": cos'hai pensato quando hai visto il gol di Mertens?

"Eh beh, sono quei gol che ti fanno riconciliare con l'arte, non solo con lo sport e nel nostro caso specifico con il calcio. Quella è pura arte. Un gol simile, l'abbiamo ricordato tutti a tambur battente, lo fece Maradona alla stessa squadra, la Lazio. Sono quei gol che non hanno bandiera, non hanno schema. Sono quei gol che non appartengono alle lavagne ma al puro istinto, al puro talento e ad un pizzico di fortuna vista la traiettoria del tiro".

Tanti commentatori fin dall'estate mettono il Napoli in pole position per il prossimo tricolore. Gli azzurri sono finalmente arrivati al top o vedi una -anche fisiologica- tendenza dei media al "cambio della guardia" dopo i sei scudetti bianconeri?

"Chiaro che dopo sei scudetti della stessa squadra tutti vorrebbero un cambio nel guardaroba. Accetto il pronostico pro-Napoli anche se personalmente ho mantenuto in cima alla mia griglia estiva la Juventus. Di poco chiaramente, ma davanti. E' chiaro che il Napoli di De Laurentiis e Sarri è un'idea di calcio molto intelligente sul piano economico e programmatico ed evidentemente su quello tattico. Non v'è dubbio che, per quanto la bellezza e l'estetica nello sport siano soggettive, almeno fino ad un certo livello, Sarri e il Napoli stiano sviluppando il calcio più gradevole del nostro campionato".

A Milano abbiamo due società storiche nelle mani di gruppi orientali. Quale delle due società secondo te sta lavorando meglio e ha la possibilità di arrivare prima allo scudetto?

"Guarda, nell'immediato quella più solida mi sembra l'Inter. Dietro il mercato del Milan e della sua proprietà cinese ci sono state tante voci, si aspetta di capire se si arriverà a questa benedetta zona Champions oppure no. Però sul piano della rosa vedo un pochino meglio il Milan. Sono da zona Champions secondo me, non ancora da scudetto. L'importante per loro sarà non cavalcare gli eccessi che noi giornalisti spesso proponiamo, sembra che dopo Bologna-Inter i nerazzurri abbiano già immediato bisogno di mercato. Non esageriamo".

Vedi possibile un altro "miracolo Atalanta" in questa stagione? Gli orobici possono sognare un'altra cavalcata europea in stile 1988?

"E' più difficile perché rispetto ad allora le partite sono molte di più. Detto questo e al di là del mercato in uscita fatto dai bergamaschi, l'Atalanta ha ricominciato a giocare come l'anno scorso, e penso soprattutto alla prima ora di Napoli più che al 5-1 al Crotone. Chiaro che se poi Zielinski ti fa un altro gol di quelli che non appartengono agli schemi, chapeau. Qual è il problema dell'Atalanta, allora? Quello che ha avuto il Sassuolo l'anno scorso, ovvero la gestione del doppio impegno. Il Sassuolo bisogna anche dire che crollò non tanto per i preliminari ma soprattutto per problemi di infortuni. Ebbe la rosa falcidiata, decimata. Auguro a Gasperini e all'Atalanta di non avere questi problemi perché in questo caso, visto un Ilicic che sta salendo affiancandosi a Gomez, le prospettive di ribadire un piazzamento europeo ci sarebbero, potrebbe essere un'ipotesi ripercorribile e non come sembrato nella scorsa stagione una lotteria".

A proposito di Europa: Juve, Napoli, Roma, Milan, Lazio e Atalanta. Chi può fare più strada?

"La Juventus con le due finali in tre anni è la più accreditata, la più quadrata. Il Napoli sul piano teorico ha un gioco paradossalmente molto più europeo che italiano però penso, e l'ho visto anche col turn over applicato contro lo Shakhtar Donetsk da Sarri, che l'obiettivo principale degli azzurri sia lo scudetto. E li capisco, in questo caso. Per quanto riguarda la Roma di Di Francesco vediamo: l'Atletico Madrid si è confermato di un'altra caratura e i giallorossi sono stati salvati da Alisson. Hanno un girone molto complicato, contando anche il Chelsea di Antonio Conte. Lazio e Milan hanno possibilità, vedremo. Dipende anche da come le italiane affronteranno questo impegno. Non dimentichiamoci che non vinciamo questo trofeo dal 1999, era il Parma di Malesani".

Cosa ne pensi del V.A.R.? Ci sono già stati molti casi al limite, per non dire errori tecnici come il rigore assegnato al Genoa contro la Juventus, con un fuorigioco ignorato in postazione monitor. Questo strumento rischia di essere invasivo?

"Innanzitutto è una rivoluzione di fronte alla quale bisogna porsi con grande pazienza. Noi italiani (e scusami per il pistolotto) pretendiamo di fare le rivoluzioni senza nemmeno sporcarci il collo della camicia, invece le rivoluzioni spesso costano morti nella realtà, errori per fortuna nel nostro caso e uno è quello che tu hai citato. Io sono favorevole, anche se non vado certo in piazza a fare l'ultrà del "forza V.A.R." ma penso che sia parte del nuovo calcio considerando anche la line technology. Ci saranno sempre degli errori, ci saranno sempre i margini di dubbio come il rigore in Bologna-Inter, però credo che nella grande maggioranza dei casi il sussidio televisivo aiuterà gli arbitri a tagliare quegli errori sui quali il popolo italiano viveva facendo "bar sport" e alimentando discussioni sterili".

Trovo che la Serie A si stia "spagnolizzando" troppo. Mi spiego: il nostro campionato, di buon livello o meno, aveva la forza di mettere sul piatto sfide comunque equilibrate, con possibili colpi di coda delle squadre piccole, coinvolte magari nelle sabbie mobili. Negli ultimi anni si sta accentuando la tendenza che vede le più forti sbarazzarsi facilmente delle piccole, in stile Barcellona e Real Madrid. Tu vedi questo rischio? 

"Non sono d'accordo sul paragone. Non è che in Spagna siano troppo deboli le piccole, sono troppo forti Barcellona e Real. Prova ne sia il ceto medio, prova ne sia la tripletta di Europa League messe insieme dal Siviglia, prova ne siano le due finali dell'Atletico Madrid, quante la Juventus di Allegri. Al di là del fatto che venti squadre sono un obbrobrio tecnico ovunque e comunque, persino nell'Inghilterra dei diritti televisivi molto più equilibrati che da noi, trovo che il ceto medio spagnolo sia superiore al nostro. Detto questo, è vero che i 6-0 e i 5-1 abbondano di qua e di là. Bisogna trovare degli equilibri, con ad esempio i diritti televisivi che da noi sono scandalosamente squilibrati e con i quali nemmeno passare a 18 squadre, seppur cosa auspicabile, risolverebbe la situazione. Non bisogna comunque fare di nessun format un feticcio perché in Germania, nonostante la Bundesliga a 18, il Bayern ha vinto 5 titoli consecutivi".

Forse una divisione più equa dei diritti televisivi come avviene in Inghilterra qualche risultato in più lo potrebbe portare...

"Il calcio inglese è riuscito ad esprimere un Leicester nel 2016, eh. La stessa Francia nel 2012 prima dei lussi del Paris S. G. e dei russi del Monaco ha espresso il Montpellier. Noi siamo fermi al Verona del 1985 e alla Sampdoria del '91. Si parla di un secolo fa".

Fammi il nome dei 5 giocatori che ti emozionano di più dell'attuale Serie A.

"Domanda molto difficile. Dybala... Mertens... sono troppi. Mi piace molto sai chi? Callejon. Mi emoziona dal punto di vista tattico, mi piace molto. E' uno di quei giocatori che io chiamo cognomi, non nomi. Quando arrivò al Napoli voluto da Benitez nessuno se lo filò. E' fondamentale nella squadra di Sarri, fa tutto. Dà tanto ed è un punto di riferimento ed equilibrio".

Allenatori: mi scegli una certezza ed un emergente?

"Anche se non è giovanissimo, come emergente ti dico Giampaolo. Mi piace Giampaolo. Sarri è la certezza. Potrei dirti Allegri, ma Sarri è oramai una certezza per quanto fatto vedere".

La classifica dei cannonieri la vince...

"La rivince Dzeko".

Prima di chiudere, un passaggio sulla Nazionale. La sconfitta in Spagna era preventivabile, anche se fa storcere il naso la prestazione offerta dagli azzurri. Ripensando all'Italia di Conte.. il tecnico faceva la differenza? E l'Italia rischia veramente di guardare i prossimi mondiali da casa?

"Penso che l'Italia i prossimi mondiali li vedrà direttamente dalla Russia. Salvo cataclismi nello spareggio, qualsiasi sarà l'avversario gli azzurri ce la faranno. Vero, Conte ha fatto un buon lavoro anche se si è fermato ai quarti ma il materiale tecnico a disposizione non era fuori dal comune. Anzi, era molto dentro al comune! Non dimentichiamo però che Conte batté la Spagna in campo neutro, a Parigi, mentre l'Italia di Ventura ha perso a Madrid, non è la stessa cosa. Il presunto disastro di Ventura, che per me non è tale, è stato ricondotto al modulo ma è stato ammortizzato dal 3-0 della Juve a Barcellona e quasi anticipato dal 4-1 di Cardiff. La stessa lezioncina dell'Atletico alla Roma, mascherata dalle parate di Allison non è una cosa marginale. Ad oggi, ad altissimo livello, la differenza fra noi e loro è questa. Se scendi nella piramide, puoi imbatterti nel Villarreal-Roma 0-4 della scorsa stagione. Ma al vertice, oggi comandano loro".

Ringraziamo Roberto Beccantini per la lunga chiacchierata che ci ha concesso e nella quale ha come sempre messo in mostra precisione, equilibrio e capacità di esprimere concetti sempre puntuali e non banali.

Stefano Calabrese