Benevento. Cannavaro: "Mi piacciono i calciatori pensanti" - I AM CALCIO ITALIA

Benevento. Cannavaro: "Mi piacciono i calciatori pensanti"

Mister Fabio Cannavaro, Benevento
Mister Fabio Cannavaro, Benevento
BeneventoSerie B

Prima conferenza stampa da allenatore del Benevento per mister Fabio Cannavaro che domani siederà per la prima sulla panchina giallorossa nel match del "Vigorito" contro l'Ascoli. Queste le parole del nuovo condottiero della Strega:

"Abbiamo fatto una prima settimana di grande lavoro e ho cercato di non cambiare tanto dando tante informazioni ai ragazzi per non confonderli. Ho cercato anzitutto la serenità dell'ambiente, i ragazzi devono solo giocare a calcio senza pensare ad altro.

Sono andato via tanti anni fa dall'Italia, sono stato in posti dove il calcio è diverso dal nostro ma alla fine il calcio è calcio. Si cerca di trasmettere le proprie idee. Il fatto di non dover utilizzare un traduttore è di per se un grande passo avanti perché il rapporto può essere più diretto con i ragazzi.

Ho trovato una squadra allenata e con determinate caratteristiche. Cerco di mischiare le carte ogni giorno perché so che il campionato è lungo e che ci sarà bisogno di tutti. La formazione ai ragazzi la do nella riunione di mezzogiorno prima di pranzo. Ci sono giocatori che hanno più esperienza, altri che devono adattarsi al campionato e altri che sono fuori forma. Ho il vantaggio di avere cinque cambi e la gestione si baserà molto su questo.

I nazionali stanno bene, solo un po' delusi per i risultati ma sanno che devono mettersi la cosa alle spalle. Schiattarella fa parte di quei calciatori che fanno ancora fatica e che andranno gestiti da qui ad un mese: non ho la bacchetta magica per risolvere i problemi in una settimana. Importante è avere avuto grande disponibilità da parte di tutti. Meglio mezzora fatta bene che 65' fatti zoppicando.

Abbiamo provato due sistemi di gioco perché il 4-3-3 è un sistema che loro già padroneggiano; se sono passati a 5 dietro è per una questione di sicurezza. Dobbiamo fare più gol portando più calciatori in avanti, occupando l'area avversaria. Prenderemo più rischi ma ne siamo consapevoli ma a me piace che i ragazzi non abbiano paura. 

Per l'attacco dipenderà dalla situazione perché abbiamo diverse scelte: a me piacciono attaccanti che fanno movimento e sanno dialogare con i compagni; inoltre, quando la squadra è sotto pressione, preferisco le punte che sanno far respirare i compagni. Mi è piaciuta l'attenzione che i ragazzi hanno posto durante gli allenamenti. Molte scelte dipenderanno dalle condizioni fisiche dei calciatori.

Per me non sarà la prima partita da allenatore quindi non avrò grosse emozioni anche perché ormai so nasconderle. Tornare in Italia, ovviamente, mi fa piacere.

Farias e Ciano sono calciatori di qualità che vanno recuperati fisicamente e mentalmente. Per questi calciatori l'aspetto fisico è importante e dobbiamo ritrovarli al più presto.

A me piace una squadra aggressiva in avanti per dare meno respiro alla manovra avversaria. Ci sono calciatori che possono farlo e altri no per caratteristiche fisiche. Poi c'è l'aspetto mentale ed è lì che devo lavorare. Mi piacciono i giocatori pensanti.

Glik, rispetto agli altri compagni di reparto, è quello meno abituato ad andare in fascia come braccetto di destra. Mi piace sicuramente più come centrale per una questione di struttura fisica. Non mi piacciono le marcature ad uomo a tutto campo. 

L'Ascoli l'ho studiato e forse cambierà sistema di gioco ma le caratteristiche dei calciatori restano quelle. Dovremo evitare di farli giocare in velocità; sono bravi ad aggredirti e non farti uscire in zona palla. Dovremo alzare i ritmi e pressarli tanto. 

Della città mi è piaciuto subito l'entusiasmo ma non mi piace l'euforia perché il mio arrivo non vuol dire Serie A domattina. Dovremo fare un passo alla volta e non mi posso permettere di pensare ad un futuro troppo distante. L'entusiasmo non deve diventare pressione sui giocatori.

I dati sono importanti ma poi ci sono tanti altri fattori da valutare ed io come allenatore ho l'obbligo di farlo. Non mi preoccupano le motivazioni perché i ragazzi sono attenti"

Maurizio Morante

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