Editoriale Azzurro - Quel tanto così - I AM CALCIO ITALIA

Editoriale Azzurro - Quel tanto così

Cupido Novara
Cupido Novara
NovaraSerie C Girone A

Il giorno dopoAprire gli occhi e mettere insieme i pezzi, stropicciarli con i pugni , quella manciata di secondi che dividono Morfeo dal pianeta Terra, fare i conti con la realtà e realizzare che quel piccolo sogno ce lo siamo lasciati alle spalle, ancora una volta. Umili tifosi azzurri, la cui visione onirica sarebbe semplicemente quella di portare a casa una vittoria, di godere di quella sensazione ormai dimenticata di avere in pugno 3 punti, la felicità di aver conquistato il campo e di sentire fragorosi i rospi in pancia degli avversari, mettendo a tacere qualsivoglia mossa economica, a rimandare l’idea che l’unico boato da sentire - che meritiamo di sentire - è quello all’interno del rettangolo verde. 

Il post sbronzaQuei pezzi di realtà che ti vengono incontro dopo che ti sei ubriacato, di rabbia e incertezze. Il sapore dell’amaro in bocca. La sensazione più pungente che esista: l’incompiutezza, il capolavoro abbozzato e non completato. Si, perché sabato il Novara è sceso ed è rimasto in campo concentrato e affamato, sicuramente complice il cambio di condottiero che nella sua calma e pacatezza si è portato in partita una formazione convinta che se la testa viaggia più delle gambe il gioco viene semplice gestirlo, a dimostrazione di quanto mister Jack Gattuso conosca bene le leve su cui puntare, le parole da dire, il lavoro tecnico su cui lavorare e le posizioni tattiche da mantenere. E di quanto abbia seguito il Novara prima di esordire come proprio allenatore.

La squadra “piccola e mediocre”, come viene definita con risatine sprezzanti dai sostenitori di “paniscia vintage”, ha annientato l’ex azzurro della stagione scorsa, il temuto Francesco Galuppini, la stella del Mantova, glissato ieri dalla penultima in classifica. Forse non era giornata per il marcatore bresciano, le nostre non lo sono mai e nessuno ci consola o giustifica. Penultima in classifica che sembra aver trovato il modo di tagliare con coltelli affilati lo spazio per poter entrare nella formazione avversaria con intelligenza e sfrontatezza, non esente da errore, certo, ma con nessuna pretesa di essere perfetta, come una squadra umana troppo umana in grado di avere la forza di raccogliere i cocci con il proprio mal di schiena e proseguire verso un cammino ancora più in salita e ancora più consapevole che la fortuna non esiste, almeno sotto la cupola e che tutto ciò che può portare a far splendere un sorriso è caratterizzato da un dettame lavorativo costante, duro, continuo. E da una forza d’animo mostruosa, perché la tempra di caratteri deve oltrepassare i disfattisti, le squadre più forti, la genialità di decretare ogni decisione societaria il giorno prima di ogni partita, la convinzione che solo gli altri sono i migliori.

Il mister vi voleva concreti e lo siete stati. Ma siete stati anche belli da impazzire, soprattutto perché, come veri vincenti, non avete mai smesso di provarci, nonostante i nostri pezzi di puzzle non combacino mai, nonostante i tocchi di rapina che moviola avrebbe condannato e un’esultanza che doveva essere solo e solamente la nostra, io sceglierei sempre e comunque voi. Avete testa, avete gambe, avete noi.

Manca solo quel tanto così.

Alice Previtali

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