Editoriale Azzurro - L’intelligenza calcistica

Ci viene facile nel calcio glorificare il marcatore, colui che riesce a dare non solo il momento di onore alla squadra quanto il suo aiuto concreto alla conquista dei 3 punti. Spesso diventano beniamini coloro che si trovano davanti alla porta avversaria, in una situazione nata da una serie di concause che gli permettono con un calcio, a volte non troppo pensato, di essere i "decantati" del momento. Ci dimentichiamo che il motore della squadra, di pari passo con la preparazione tecnica, è l’intelligenza calcistica, una vera e propria arte che spesso fa la differenza tra un calciatore e l’altro e una squadra e l’altra. Un calciatore dotato di questa grande qualità non sempre detiene la visibilità che merita perché la concentrazione e la valutazione degli spettatori è quasi focalizzata interamente su chi inquadra la rete. Dovremmo badare un po’ più spesso ad attenzionare quei players bravi a leggere il gioco e prendere decisioni tattiche sagge in partita che permettono di arrivare fino alla porta avversaria e non solo.
Parlando del Novara FC, fresco l’esempio di come Riccardo Calcagni abbia avuto un rimando popolarmente positivo cui eco non finisce ancora di rimbombare, dopo che domenica scorsa ha titolato il gol del pareggio contro il Lumezzane ed ha portato gli azzurri a raggiungere la posizione del Fiorenzuola ma considerandolo complessivamente, i suoi meriti sono anche altri. Lo stesso eco ha portato Simone Rossetti la domenica precedente ad essere visibilmente enfatizzato quasi da eroe, per aver freddamente segnato un rigore grazie al quale il Novara per la prima volta in questo campionato, ha vinto contro la Pergolettese. Ci si dimentica facilmente, nel momento di eccitazione, quante sono le volte in cui quella palla non abbia fatto centro sotto il comando dei piedi dell’attaccante e di quanto l’eco che risuonava verso di lui era di ben altra musica. Balza meno facilmente all’occhio chi lavora dietro la linea d’attacco, dimenticandoci che il campo è una scacchiera e se vogliamo valutare oggettivamente l’operato delle pedine, siano essi castelli, alfieri o re, è necessario capire chi è bravo ad anticipare le mosse come un vero stratega, trasmettendo istruzioni e supportando i compagni, chi risulta indispensabile nelle decisioni chiave, come ad esempio, un centrocampista che regge il ritmo del gioco o un difensore che capta l’intenzionalità avversaria oppure un attaccante che fa suo il passaggio giusto, magari tirando secondo un ragionamento voluto e non solo assecondando il rimpallo.
Non esiste il calciatore ideale. Non è alto, basso, magro, robusto. Esiste l’intelligenza: decidere cosa fare e farlo nel più breve tempo possibile e questo fa la differenza al di là delle caratteristiche tecniche e fisiche del singolo. In altri sport, come il basket, si gioca in spazi molto ristretti e gli schemi hanno un impatto sicuramente superiore, nel calcio è più difficile riproporre uno schema di gioco data la vastità del campo che inevitabilmente porta la partita a non essere prevedibile, se non in episodi singoli, tanto che lo stesso Gattuso cambia moduli ed alterna giocatori più volte nei 90 minuti. È d’obbligo, allora, allenare la capacità di decisione per incentivare la scelta giusta al momento giusto. Che l’intelligenza sia la chiave dello sport lo ha percepito anche la scienza, che sia essa statistica o biochimica, studia l’evoluzione degli atleti e del loro comportamento. La biochimica è diventata fondamentale nel valutare l’atleta e anche il suo recupero, oggi è diventato difficile sbagliare la preparazione quindi sembra che abbia cambiato lo sport in meglio e si vanno affermando figure professionali che prima non esistevano: la bontà degli allenamenti, fino a poco tempo fa, era misurata con il livello di dolore che si avvertiva il giorno dopo sulle gambe. Oggi invece esistono agenzie che forniscono la cosiddetta “game intelligence” a cui si è affidato anche Carlo Ancelotti con il suo staff, tra cui suo figlio Davide e il preparatore atletico Francesco Mauri, qualche anno fa. Alla base c’è un algoritmo complesso che “seziona” la partita di ogni singolo calciatore fornendo l’indice di efficienza tecnica. Quando il calciatore deve prendere una decisione l’algoritmo ti indica quali opzioni ha avuto in quel momento il giocatore che ha la palla e quale sarebbe stata la scelta più efficace, puoi sapere se ha sbagliato un’opzione o se ha sbagliato l’applicazione della stessa al fine di organizzare lavori specifici per migliorarlo. Con questa prospettiva, in un’ipotesi esagerata, i calciatori finiranno con l’allenarsi ogni due giorni solo per la parte tattica, poi ognuno gestirà se stesso. Un’ottica triste e solitaria ma forse l’algoritmo sarà in grado di premiare i giocatori intelligenti, dedicando loro gli applausi meritati anche se non fanno gol.
Chissà.
