Panchine a rischio: è proprio tutta colpa degli allenatori?

Il dato che emerge, sia in Serie D che in Eccellenza, assume criteri di universalità, riconosciuta dagli addetti i lavori, secondo i quali l'ultimo turno dei campionati citati ha innescato una serie di valutazioni, da parte dei presidenti e non, sulla qualità dei propri organici. Quindi assistiamo all'esonero di Pirozzi sulla panchina dell'Agropoli e di Betta su quella dell'Akragas, alle quali seguono le dimissioni del tecnico della Nuova Gioiese, ovvero quelle di Mario Dal Torrione, respinte dal presidente Rombolà. Appena alle soglie della Serie D, in Eccellenza Calabria, è fresco l'esonero di Enzo Riitano a Guardavalle, mentre esattamente a Corigliano, il tecnico Antonio Germano sembra abbia le ore contate, così come in D a Montalto, dove il lavoro e le idee di Marco Nappi sono prossimi "alla forca".
Lo sappiamo: quando le cose non vanno, il primo a pagare è l'allenatore. Ma chi ha contattato e ha trovato l'accordo con alcuni atleti, è esente da colpe? Ogni caso è diverso dall'altro, ma non sempre il potere economico va d'accordo con quello tecnico. In breve, avere i soldi non significa risolvere i problemi accaparrandosi i giocatori migliori sulla piazza, ma gestire un budget (cospicuo o non) con più oculatezza possibile, mirando ad apportare correttivi e migliorie laddove è necessario sul rettangolo di gioco. Prendiamo in considerazione due casi e analizziamoli nella loro essenza: Palmese ed Hinterreggio.
Il Presidente Pino Carbone sembra avere imparato dagli errori del passato, soprattutto dalla nefasta stagione del Centenario (tutta sappiamo come sia finita). Quest'anno, per centrare la promozione in Serie D, è andato sull' "usato sicuro", che più sicuro non si può. Giocatori del livello di Piemontese, Dascoli, Foderaro, Crescibene e Mangiapane (andati ben oltre la Serie D durante la loro carriera) vengono annoverati sicuramente tra gli investimenti migliori e protagonisti comunque di un progetto a lungo termine che sembra li possa coinvolgere anche nelle prossime stagioni, dando per acquisita la vittoria del campionato di Eccellenza, dopo aver dato un saggio delle proprie potenzialità nelle prime giornate, avvisando clienti pretenziosi come la Vibonese, solo tre anni fa in Serie C, prima di scendere in D e l'anno scorso nella massima categoria regionale del calcio dilettantistico calabrese. Allo stesso tempo la società di Pippo Caffo potrebbe sopportare l'onta di un fallimento dinanzi alla più organizzata Palmese? L'obiettivo va oltre la promozione. Gli stimoli per affrontare un campionato al di sotto del livello tecnico di giocatori abituati a ben altri palcoscenici, provengono dal fatto che il prossimo anno potrebbe tornare l'antica rivalità nell'accesissimo derby con la Gioiese. Pensierino niente male per motivare un gruppo che non sembra avere punti deboli e dare segnali di cedimento sinora.
Chi naviga nell'oro e chi invece, ha dovuto ricominciare da zero: è questo il caso dell'Hinterreggio targato Francesco Ferraro a livello di organizzazione di gioco e del nuovo corso Fabio Caserta. Il budget a disposizione non è sicuramente da disprezzare, ma abbastanza contenuto, decidendo di puntare su un mix di esperienza (Papasidero, Scoppetta, Lavrendi su tutti) e gioventù (De Marco, Maesano, Filidoro, Forgione, Parisi ecc..), unita alla scoperta di Mattia Gallon. Il tutto partito dalle ceneri e dai conti non proprio in tasca della vecchia dirigenza. La nuova proprietà ha difatti ereditato una situazione economica molto pesante, ma la grande competenza di un ds come Nino Chirico ha fatto si che da una situazione di baratro si passasse a una struttura capillare di primo livello. Buona qualità. Non proprio tutto (i margini di miglioramento sono ancora enormi), ma quasi tutto con poco. Sembra ieri quando a Gioia Tauro, in Coppa Italia Serie D l'Hinterreggio veniva trafitta da una Gioiese già pronta, a quanto sembrava. Ma il baco è diventato una farfalla e ha spiccato il volo. Dal cantiere aperto, la società di Viale Messina ha costruito un carniere di successo, mentre proprio i rivali della Gioiese sono andati regredendo. Ironia della sorte. Quindi, è sempre colpa degli allenatori? Se non fossimo qui a parlare di questo Hinterreggio, allora Ferraro sarebbe stato il primo a pagare? Siamo convinti che scaricare la negligenza operativa del proprio lavoro su altri, non costituisca un giudizio eticamente professionale.
Ferraro aveva poca scelta e ha preso quello che c'era e si poteva prendere. Nei campionati dilettantistici di Serie D ed Eccellenza, gli organici delle squadre vengono spesso composti con calciatori presi dai direttori sportivi di concerto con l'allenatore, il quale dà il suo ok sull'ingaggio o meno. Pochi sono i calciatori presi solo dal DS, dove esiste, o dalla società. E quando i risultati non arrivano, i motivi possono essere svariati: dal giocatore inadatto all'under non ancora pronto, da errori tecnico-tattici a un allenatore impreparato che si trova dov'è solo perché porta lo sponsor ecc.. Quindi è' normale che a pagare sia l'allenatore? Nell'ultima ipotesi è chiara che la mancanza di risultati sia una sua responsabilità. Il problema principale sorge quando i calciatori vengono scelti completamente dall'allenatore (nei professionisti si ricorda Ranieri per esempio, che preferì Poulsen a Xabi Alonso) e non si possono mandare via 12-14 calciatori voluti quasi tutti dall'allenatore. Si assiste ogni giorno a vittime del carnefice o esonerati che dir si voglia. A un nuovo allenatore, ritorno dell'esonerato, dimissionari, prestanomi, portatori di sponsor ecc.. Questo è il calcio dilettantistico e non.
Ma, allora.. Qual è la risposta? E' sempre colpa dell'allenatore? Oppure è colpa di chi compie "scelte scellerate in sede di mercato"...?? Verum est in medio - direbbe Claudio Lotito.
