Bombermania, Ortese: Castiello, sognando i Pro sulle orme dell’Apache - I AM CALCIO ITALIA

Bombermania, Ortese: Castiello, sognando i Pro sulle orme dell’Apache

Foto Sportcasertano, Castiello
Foto Sportcasertano, Castiello
NapoliPromozione Girone A

Sesto appuntamento con la nostra rubrica settimanale dedicata ai grandi bomber del calcio dilettantistico campano, ragazzi che sfidano tante difficoltà pur di inseguire un sogno, che vivono di calcio con il gol come filo conduttore delle loro esprienze. Nei nostri primi cinque appuntamenti abbiamo incontrato Franco Palma (Herculaneum)Giuseppe Cerrato (San Vitaliano), Fortunato Spilabotte (Nuova Boys Caivanese), Giovanni De Stefano (Casoria) e Vincenzo Nappi (Sangennarese) che a cuore aperto ci hanno deliziato con il racconto delle loro vite calcistiche.

Nel sesto incontro abbiamo deciso di ritornare in Promozione, più precisamente nel girone A, in una realtà interessante del casertano, l’Ortese Calcio. Grazie alla gentile collaborazione della società, abbiamo raggiunto il centravanti Antonio Castiello, un ragazzo nato a Mugnano di Napoli il 26 Luglio 1991, un giovane che però vanta già esperienze importanti e gol a grappoli tra i dilettanti.

Il primo approccio di Antonio al calcio avviene in tenera età quando decide di entrare a far parte di una scuola calcio del casertano: “La passione per il calcio è qualcosa che ho sempre avuto fin da bambino, le basi le ho costruite frequentando la Scuola Calcio Caserta “Renato Zaccarelli” dove sono rimasto fino agli undici anni”.

Terminato il suo percorso giovanile ecco le prime chiamate importanti che lo portano lontano da casa: “La mia prima esperienza lontano da casa fu a Livorno, dove feci tutta la trafila fino agli allievi nazionali prima di trasferirmi alla Valenzana (Alessandria) in Lega Pro dove riuscii a ritagliarmi anche alcuni spezzoni in prima squadra”.

Per il giovane Castiello è l’inizio di un lungo peregrinare: “Dopo l’esperienza in Piemonte passai al Campobasso in serie D dove provai a ritagliarmi i miei spazi. Gli anni seguenti vestii le maglie di Fondi in Lega Pro, Atletico Vesuvio Herculaneum, Sant’Arpino in Promozione per due anni ed ora sono qui ad Orta di Atella”.

Nella carriera di un calciatore cogliere l’attimo è fondamentale ma servono anche le sinergie giuste per sfondare nel calcio che conta e questo Antonio lo sa bene: “Il mio sogno fin da bambino è sempre stato quello di cimentarmi in un calcio importante, professionistico, anche se in alcune esperienze che ho vissuto hanno provato a farmi passare la passione per questo sport. – ricorda Castiello - Quando giunsi al Fondi c’erano i presupposti per far bene ma poi furono tesserati diversi giovani dal Parma e per esigenze societarie dovetti stare fermo un anno senza giocare, lì un po’ mi scoraggiai e persi autostima dovendo poi ripartire da categorie minori”.

Nelle varie esperienze si sono succeduti diversi coach che hanno insegnato il gioco del calcio ad Antonio, educandolo in campo sia dal punto di vista tecnico che tattico: “Negli anni di Campobasso e Fondi sono stato alle dipendenze di due mister davvero molto preparati – ricorda l’attaccante – nel mio primo anno a Campobasso trovai un allenatore che puntava forte sui giovani, Paolucci, che fu fondamentale per la mia crescita tecnica ed atletica. Con il Fondi invece conobbi mister Marini, ex Primavera Parma, anch’egli molto preparato e nonostante mi facesse giocare davvero poco lo ricordo con piacere viste le sue grandi doti da allenatore”.

Nei dilettanti uno dei problemi principali è il via vai di calciatori che in lassi di tempo brevi cambiano repentinamente squadra, dunque difficilmente si riesce a creare un gruppo solido ed amicizie altrettanto durature: “Nel corso di questi anni ho conosciuto tanti ragazzi ma due su tutti li ricordo con piacere ed ai quali sono rimasto legato da sincera amicizia: Mezzacapo, che ho conosciuto in quel di Fratta e Pastore che giocò con me nei due anni a Campobasso”.

Nei tanti match disputati in carriera finora una squadra ha colpito il giovane Castiello: “Quando vestivo la maglia del Campobasso giocai con la Turris a Torre del Greco, rimasi impressionato dall’ambiente attorno alla squadra, dal pubblico numerosissimo che incitava la squadra a squarciagola, e pensai che sarebbe stato meraviglioso giocare in un team così”.

Con la maglia dei molisani un’esperienza importante nella quale ebbe il primo approccio con un grande pubblico: “In quei due anni rimasi colpito dalla passione della città, ricordo che allo stadio una volta vennero in 2500 circa a vedere una gara di serie D. Peccato che sia finita relativamente presto quell’avventura – dichiara il numero dieci - spero che ora siano riusciti a ricreare un ambiente positivo per fare calcio, perché la piazza è importante e se lo merita”.

Tra i vari avversari contro cui si è cimentato, uno in particolare ha attirato l’attenzione di Antonio: “Giocavo in serie D ed affrontavamo la Nocerina – rammenta il centravanti – tra le fila dei padroni di casa militava un certo Cavallaro, ora al Foggia, che dimostrò grandi qualità in campo sorprendendo sia me che i presenti”.

Ora l’esperienza positiva all’Ortese dove in dodici match disputati Antonio ha realizzato già tredici reti: “Qui ho trovato l’ambiente ideale, conosco tutti, dai calciatori al Presidente e questo gioca in mio favore, sento la fiducia dell’ambiente e questo mi aiuta a dare il massimo in campo”.

Antonio ha ben chiari i suoi obiettivi personali e stuzzica l’ambiente casertano: “Siamo una bella squadra e ci stiamo esprimendo bene in campionato – dichiara Antonio – spero di proseguire su questa strada e di raggiungere almeno i venti gol. Per quanto riguarda gli obiettivi di squadra penso che con due o tre innesti a Dicembre possiamo divertici da qui alla fine del torneo”.

Grande voglia di emergere dunque per il centravanti originario di Mugnano di Napoli ma alcune problematiche croniche del nostro calcio, ed ancor più rimarcate tra i dilettanti, ne stanno rallentando la crescita: “In questi anni ho sperimentato in prima persona la difficoltà legata al fatto di cambiare tante maglie, tanti club, in breve tempo – analizza il numero dieci – tra i dilettanti risulta sempre più difficile perseguire un progetto pluriennale che permetta a società e calciatori di crescere serenamente. Bisogna fare un’attenta riflessione a partire dai professionisti fino alle categorie più basse – dichiara Castiello - altrimenti si rischia di sprecare tanto materiale tecnico ed umano, ai giovani calciatori italiani serve tempo e fiducia per poter mostrare tutte le proprie qualità”.

Inseguendo il sogno di giocare un giorno tra i professionisti Antonio segue un modello ben preciso: “In questi anni ho cercato di studiare i movimenti giusti in campo di affinare le mie qualità, in generale apprezzo molto calciatori come Romelu Lukaku dell’Everton e Cristiano Ronaldo del Real Madrid ma ad essere sincero il calciatore in cui più mi rivedo per caratteristiche tecniche e movimenti è Carlitos Tevez. L’Apache – analizza Castiello - come me ama partire da lontano ed ha una continuità realizzativa impressionante, per me è un modello sia per le qualità tecniche che ha sia per la grande grinta che mette in campo in ogni gara”.

Tra i tanti giovani italiani in cerca di una chance, Antonio ricorda un suo compaesano che ce l’ha fatta, Lorenzo Insigne: “Ricordo che quando era a Cava de Tirreni faceva fatica, poi come spesso capita ai predestinati, giunse l’occasione giusta. Il suo procuratore lo portò a Foggia dove era appena arrivato Zeman – dichiara il centravanti ortese - grazie alla grande competenza del maestro boemo Insigne riuscì a dimostrare il suo valore in campo, deliziando il pubblico con dei colpi da vero campione. Gli auguro di recuperare presto dal suo infortunio e tornare in campo più forte di prima”.

Chiusura di Castiello dedicata ad un’esperienza speciale vissuta ai tempi della Valenzana: “Ero molto giovane, ricordo che era un’amichevole estiva e l’avversario di turno era il primo Genoa delle meraviglie di Gasperini. In campo quel giorno ebbi modo di giocare con fuoriclasse del calibro di Milito, Thiago Motta, Palladino, El Shaarawy e tanti altri, un’esperienza che tutt’ora porto nel cuore sperando un giorno di potermi cimentare con il calcio dei professionisti”.

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Luigi Langellotti