Mancini, De Zerbi, Stroppa e un esempio da non seguire

Roberto De Zerbi e Roberto Mancini. Questi sono i nomi di due degli allenatori più chiacchierati dell'ultimo mese, per motivi non molto diversi. A primo impatto, l'unica cosa che lega il mister bresciano a quello jesino è il nome. Tuttavia, dopo aver metabolizzato la situazione, possiamo riflettere ad alta voce sulle due vicende, tra loro molto diverse e molto simili.
A giugno, subito dopo la cocente sconfitta nella finale play-off con il Pisa, per il dichiarato amore verso il Foggia e la città di Foggia, Roberto De Zerbi decide di rimanere sulla panchina rossonera nonostante le avances del Crotone neopromosso in Serie A. L'ormai ex mister dei satanelli, senza chiedere un euro in più per le sue tasche, decide di restare al timone delle emozioni del pubblico foggiano chiedendo, però, delle garanzie che potremmo definire "manageriali", su tutte il miglioramento del campo di Amendola dove il Foggia era solito svolgere le sue sessioni di allenamento, e la ricerca degli eredi di Di Chiara e Iemmello. Probabilmente queste sono quelle richieste da non fare ad una proprietà e, infatti, ne sa qualcosa anche Roberto Mancini.
Il background del mister jesino è sicuramente differente, tuttavia, ci sono degli spunti interessanti che ci fanno riflettere. Con il cambio di proprietà e la cessione al gruppo cinese Suning, ci sono stati effetti immediati nelle strategie dell’Inter, si è spostato il baricentro del comando nelle scelte di mercato: se con Thohir in sella (e Moratti suo angelo custode), la voce del tecnico di Jesi era ascoltatissima, con il gruppo Suning si è deciso di privilegiare gli investimenti su nomi consigliati da agenti di mercato alquanto sospetti. Se per quanto riguarda Appiano Gentile, Mancini non ha mai potuto lamentarsi, i suoi "Di Chiara" e "Iemmello" non sono mai stati né acquistati, né rimpiazzati. Su tutte, la telenovela Tourè, ad oggi, ricorda molto quella tra il Foggia e Antonio Zito: l'esterno salernitano era il numero uno sulla lista disegnata da De Zerbi per sostituire Di Chiara in partenza e come possiamo notare, non è mai arrivato. Non è un caso che le due strade dei due mister si siano separate quasi contemporaneamente alla fumata nera degli affaire Tourè e Zito.
Entrambe le due dirigenze, sia quella Sannella-Curci che quella Suning, hanno optato per scelte di polso, dure ma molto azzardate. Se la scelta di ingaggiare un promettente e giovane allenatore come De Boer anche se debuttante in Serie A, risulta rischiosa, quella attuata dai dirigenti foggiani non è da meno, aggravata però dal ripensamento riguardo l'esonero di De Zerbi avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 agosto. L'impronta e il segnale che le due proprietà hanno voluto lanciare è un semplice e conciso "qui comando io", a volte saggio, a volte isterico. Dettato tanto dalla voglia di raggiungere gli obbiettivi prefissati quanto da una presunta smania di potere o voglia di eliminare gli ostacoli nel processo decisionale societario.
Ma arriviamo ai due eredi al "trono" di Mancini e De Zerbi che, con un pizzico di fantasia, potrebbero avere qualcosa in comune. O meglio, il neo allenatore rossonero Giovanni Stroppa, ha la possibilità di non seguire il collega De Boer che ha avuto la "brillante" idea di stravolgere una formazione e schierarla con un modulo inedito, lasciando addirittura in panchina Ivan Perisic, in uno sciagurato esordio contro il Chievo. Da questo punto di vista, Stroppa sembra aver imparato la lezione (nonostante abbia giocato prima). Infatti, nella prima, seppur facile, uscita di un ritiro "top secret", ha mandato in campo un Foggia spumeggiante in grado di segnare 10 reti alla primavera dell'Ascoli. La formazione mandata in campo dall'ex mister di Pescara e Spezia, ha ricalcato per molti versi il 4-3-3 di stampo dezerbiano: il Foggia è sceso in campo nel primo tempo con Guarna, Angelo, Coletti, Loiacono, Tito, Gerbo Quinto, Riverola, Sarno, Padovan, Chiricò nel secondo con Sanchez, Gerbo, Martinelli, Empereur, Quinto, Sicurella, Arcidiacono, Agnelli, Viola, Letizia, Agazzi. In particolare, l'undici del primo tempo, ad ora, sembra essere il più papabile per l'esordio contro la Fidelis Andria, con Agazzi, Letizia e forse Viola e il neoarrivato Rubin pronti a contendere una maglia, rispettivamente a Quinto, Padovan e Tito. Dal punto di vista tecnico e tattico, sono state interessanti le nuove soluzioni offensive adottate dal mister che ha mantenuto lo stesso canovaccio tattico del predecessore De Zerbi, aggiungendo però verticalizzazioni più ricorrenti e rapide di cui ne hanno giovato prima Padovan e poi Letizia, autori entrambi di una doppietta.
A poco meno di una settimana dall'esordio in campo gli interrogativi tattici sul Foggia Calcio sono tanti, anche perché ci stiamo avvicinando a scatola chiusa dopo un ritiro molto "silenzioso"e dopo alcune dichiarazioni sibilline del diesse Di Bari relative alla questione degli over in rosa. Quello del mister Stroppa sarà un lavoro duro, gli auguriamo un grandissimo in bocca al lupo ma soprattutto ci auguriamo di non ritrovarci un Foggia schierato con un 3-5-2 e Chiricò in panchina, come De Boer "insegna".
