Quattro chiacchiere con Jacopo Zenga - I AM CALCIO ITALIA

Quattro chiacchiere con Jacopo Zenga

Jacopo Zenga
Jacopo Zenga
TorinoEccellenza Girone A

Per la seconda stagione consecutiva l'atttaccante della squadra vincitrice del girone A di Eccellenza ha un volto e un nome ben preciso, Jacopo Zenga. Per lui nove reti fino allo sfortunato infortunio di inizio marzo che lo ha costretto a finire la stagione anzitempo, ma, nonostante la sua assenza, la Pro Settimo è riuscita a vincere il campionato e a festeggiare con una giornata di anticipo. Dopo Borgomanero un'altra promozione per Zenga, pronto ad affrontare la prossima stagione un campionato di livello superiore come la serie D che, con la riforma dei campionati, sarà ancora più impegnativa rispetto agli ultimi anni.

- Per prima cosa Jacopo, quali sono le tue condizioni dopo l'infortunio?

Sono passati 27 giorni dall'operazione e posso ritenermi molto soddisfatto; ho già superato alcuni step importanti e sono concentrato sull'obiettivo di essere pronto per l'inizio della prossima stagione.

- Domanda diretta: perché avete vinto il campionato? Cosa avete avuto in più rispetto alle altre formazioni?

Siamo stati sempre sul pezzo, abbiamo preparato la partita sempre attentamente, sia che l'avversario fosse lo Sporting Bellinzago sia che fosse il Gattinara. Un dato significativo è che non abbiamo mai preso gol nei primi 10' di gioco, a testimonianza del nostro approccio alla partita.

- Qual è stato il passaggio chiave?

Credo sia stato il mese di novembre: sei gol dati all'Ivrea, le vittoria con Orizzonti e Baveno, il pareggio esterno nel big match contro lo Sporting. In quel frangente abbiamo allungato in classifica e abbiamo mantenuto quel vantaggio fino alla fine.

- Invece il momento più difficile, ammesso che ce ne siano stati, vista la cavalcata impressionante che avete fatto?

Effettivamente abbiamo subito solo una sconfitta, non ci sono state serie negative tali da poter dire che ci sono stati momenti delicati durante la stagione; a mio parere a volte dovevamo dimostrare dopo delle vittorie in extremis il nostro valore e lo abbiamo sempre fatto.

- La squadra ha dimostrato carattere vincendo spesso nei minuti finali, due parole sul mister sono d’obbligo.

L'ho conosciuto quest'anno al momento della firma del contratto. Ha guidato una fuoriserie in maniera impeccabile; tutti hanno dimostrato grande rispetto verso di lui e ti assicuro che con tanti "galli" nel pollaio non era scontato. Un'ottima persona, ha forgiato un gruppo splendido.

- La partita che ricordi con più piacere? Non ti chiedo quella che vorresti cancellare, immagino sia quella dell'infortunio.

La vittoria esterna 2-1 contro la Junior Biellese grazie a una mia doppietta, l'abbraccio finale di tutti i miei compagni al gol che negli ultimi minuti ha sancito la nostra vittoria. Ironia della sorte, proprio contro la stessa squadra nella partita di ritorno mi sono fatto male.

- Analogie tra la vittoria di quest'anno e quella ottenuta l'anno scorso a Borgomanero?

Bella domanda, perché ti rispondo che analogie con la scorsa stagione ce ne sono ben poche, se non nessuna. In particolare voglio sottolineare tre aspetti: il Borgomanero ha sempre rincorso e non è stato quasi mai in testa, ci siamo trovati durante le partite tante volte in svantaggio, a differenza di quest'anno quando mi sembra siamo andati sotto nel punteggio appena quattro volte. Anche il calcio proposto dalla due compagini è stato molto diverso: più spumeggiante e votato all'attacco il Borgo, più equilibrato e solido quello della Pro Settimo.

- Per la seconda stagione di fila hai battuto lo Sporting Bellinzago, squadra con tutte le carte in regola e attrezzata per arrivare al primo posto. Cosa manca a loro per diventare una squadra vincente?

L'anno scorso hanno fallito lo scontro diretto, una volta passati in vantaggio in casa non hanno avuto la personalità necessaria quantomeno per non perdere la partita. Quest'anno hanno pagato soprattutto i tre punti fatti nelle ultime quattro giornate del girone di andata, oltre a qualche passo falso evitabile, vedi ad esempio il pareggio all'andata contro il fanalino di coda Atletico Torino.

- Senti il peso del cognome che porti e, a riguardo di questo, hai mai pensato di fare il portiere?

Ho iniziato in porta a sei anni perché mi hanno messo lì, ma a nove ero già fuori; da ragazzino era difficoltoso avere un cognome importante come il mio nel mondo del calcio. Adesso, essendomi formato come giocatore, ma soprattutto come persona, non mi dà nessun fastidio.

- Il futuro. D con la Pro Settimo, D con altre squadre, provare la terza vittoria di fila in Eccellenza?

Negli ultimi anni credo che nessuno possa vantare due campionati di Eccellenza vinti di fila con due squadre diverse; mi piace la struttura, l'organizzazione e il progetto della Pro Settimo, quindi ti rispondo che credo e spero di rimanere qui.

- Trasformati in presidente. Chi prendi della Pro Settimo, fammi un nome.

Un nome solo? Difficile fare una scelta. Dico Cacciatore, giocatore pazzesco.

- E del campionato di Eccellenza girone A?

Ravasi dello Sporting Bellinzago. Un attaccante completo come piace a me.

- Il calciatore più forte con cui hai giocato?

Pavoletti che faceva coppia con me a Casale. Ha dimostrato il suo valore a Sassuolo e si sta confermando a Varese.

- Un tuo pregio e una cosa che vorresti migliorare?

Devo alzare la media dei gol di testa; aiuto in difesa, faccio sponde per i compagni ma reti poche, troppo poche. Come pregio ti posso dire che io vivo per la partita, la domenica entro sempre in campo preparato e concentrato e la mia preparazione inizia già il giorno prima: è sempre stato e sarà sempre così.

- C’è un calciatore che ti piace particolarmente e al quale magari ti ispiri?

Un nome solo, fin da quando era alla Juventus: Zlatan Ibrahimovic.

A Jacopo, oltre che un ringraziamento per il tempo speso per la nostra intervista, va un grosso in bocca al lupo con la speranza di rivederlo quanto prima nuovamente protagonista sui campi da gioco.

Marco Dho